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PERSONAGGI > I GUARDIANI

"La più micidiale delle arti marziali, la LEGIO X, ovvero la Sacra Scuola Imperiale del Divino Pugno di Marte, è rimasta occultata nei secoli.
Nata più di 2000 anni fa dalla leggendaria unità militare romana di Gaio Giulio Cesare e confluita poi nella Guardia Pretoriana, la LEGIO X addestrava i suoi guerrieri appositamente per proteggere la figura dell'Imperatore.
Bandita dall'imperatore cristiano Costantino I, perché ritenuta arte da combattimento del Dio della Guerra, divenne soltanto uno sbiadito ricordo.
Tuttavia, il Divino Pugno di Marte è stato segretamente tramandato fino ai nostri giorni..."

Mentre Marcus si allena nel Ludus di fronte al Sacro Fuoco, ripensa agli avvenimenti che si sono succeduti da quando, tre anni prima, come discepolo della LEGIO X, è diventato il successore dello "Stile dell'Aquila Imperiale", assumendo il grado finale di "Pretoriano". Lui, Titus e Caio, i suoi due "fratelli in armi", sono infatti stati destinati, fin dalla nascita, a divenire successori della LEGIO X, ovvero la “Sacra Scuola Imperiale del Divino Pugno di Marte” che, nei secoli, si era suddivisa in 3 distinti stili di combattimento, di cui loro tre ne avevano interiorizzato i fondamenti fin da piccoli, diventandone poi i rispettivi successori.
TITUS, successore dello "Stile del Leone Imperiale", padroneggia una tecnica di combattimento che prevede l'uso di una rilevante presenza e elevata forza fisica, indirizzate sia a fare da scudo, anche limitando lo spazio d'azione dell'avversario, prendendo spunto dall'efficacia dello scutum (scudo) romano, sia a distruggere organi interni attraverso l'onda d'urto generata dai devastanti colpi che ricordano la potenza granitica delle grandi formazioni da battaglia delle legioni romane.
CAIO, successore dello "Stile della Lupa Imperiale", utilizza lo stile di combattimento più bizzarro e imprevedibile, che include, oltre a numerosi trucchi, la possibilità di sfruttare schiavi, appositamente addestrati, per attaccare da più punti come un branco di famelici lupi.
MARCUS, successore dello "Stile dell'Aquila Imperiale", si avvale di una tecnica nata dallo stile di combattimento del "Dimachaerus", una delle categorie gladiatorie dell'antica Roma, che, attraverso l'abile utilizzo di due gladi, che rimandano ai letali artigli dell'aquila, e di attacchi molto rapidi portati dall'alto verso il basso, come quelli del rapace, disorientano l'avversario prima di infliggergli il colpo di grazia.
Durante gli allenamenti che avevano sostenuto in tutti quegli anni, nel Ludus situato sotto la città come anche nella enorme proprietà fuori Roma, erano previste anche diverse tecniche di combattimento provenienti da altre culture. Seguendo la stessa impronta che fece glorioso e invincibile l'Impero Romano, cioè il saper riconoscere i lati migliori delle altre culture, assimilandole, così anche la LEGIO X si basa sulla capacità di decodificare e copiare le tecniche degli avversari per rendere il Divino Pugno di Marte uno stile di combattimento definitivo.
Marcus, però, ora si allena da solo. I suoi fratelli, tre anni prima, dopo essere diventati successori come lui, avevano tradito il giuramento di fedeltà abbandonando la Scuola, intenzionati a utilizzare le tecniche della LEGIO X per ottenere il potere sulla Città Eterna.
Così, Titus, spalleggiato da Caio, dopo una rapida e sanguinosa scalata ai vertici delle varie organizzazioni mafiose, era diventato presto il capo indiscusso della criminalità che controlla la Capitale.
Nella storia della bimillenaria Sacra Scuola Imperiale, quella era la prima volta che due dei successori avevano infranto il giuramento di sangue. La LEGIO X era infatti nata dalla leggendaria unità militare romana di Gaio Giulio Cesare, confluita poi nella Guardia Pretoriana, e, oltre ad addestrare i suoi guerrieri appositamente per proteggere la figura dell'Imperatore, prevedeva, come successori principali, i discendenti in linea di sangue dei membri del Primo Triumvirato, ovvero dei fondatori stessi del Divino Pugno di Marte.
Per far in modo che ciò avvenisse, si scelsero le Vestali, le sacerdotesse consacrate alla dea Vesta, al cui ordine sacerdotale leggenda vuole appartenesse anche Rhea Silvia, che dall'unione con il dio Marte generò i gemelli Romolo e Remo, fondatori di Roma. Le sacerdotesse erano scelte nel numero di nove, ma tre di queste, destinate di volta in volta a tramandare il seme dei tre fondatori, erano tenute segrete al popolo. Alle altre sei , che invece avevano l'obbligo della castità, era richiesto il compito di curare il Sacro Fuoco e di assistere segretamente le gestanti, aiutandole a crescere i nascituri che fin da piccoli venivano addestrati alle arti del combattimento. Il loro servizio durava 30 anni, finché i tre successori, a loro volta, avrebbero generato altri discendenti incaricati di tramandare l'antica arte del Divino Pugno.
Quindi, sebbene l'imperatore cristiano Costantino I avesse bandito la LEGIO X, perché ritenuta arte da combattimento del Dio della Guerra, ma, in verità, per motivi politici, la Sacra Scuola si era tramandata in segreto anche grazie alla presenza delle Vestali. L'affermazione del Cristianesimo nell'Impero, infatti, non causò, per i primi secoli, la fine dell'ordine. L'imperatore Teodosio I, però, con una serie di decreti, proibì il mantenimento di qualunque culto pagano e il sacro fuoco nel tempio di Vesta venne spento, decretando la fine dell'ordine delle Vestali. Tuttavia, il Sacro Fuoco su riacceso e spostato in un luogo segreto, come anche le sacerdotesse rimaste. Da quel momento, il Divino Pugno di Marte era stato tramandato ancora più segretamente, celato agli occhi del mondo, fino ai nostri giorni. Il Sacro Fuoco ancora ardeva all'interno del Ludus Magnus, che riprendeva il nome della principale sede e palestra dei gladiatori, nel sottosuolo della Capitale, molto al di sotto delle rovine del tempio di Vesta. Ora che però Titus e Caio avevano infranto il giuramento, costringendo anche i propri padri e maestri ad abbandonare il Ludus, lui, Marcus, era diventato l'unico successore della LEGIO X.
Marcus sapeva bene cosa significasse questo. "Decimazione". Sebbene l'accezione del termine era diversa da quella intesa nell'Esercito Romano, il comando come strumento estremo di disciplina militare era usato anche in questo caso. Un giorno, in qualità di unico successore ad aver rispettato il giuramento, avrebbe dovuto sigillare gli altri due stili di combattimento uccidendo Titus e Caio, i suoi fratelli.
Il ragazzo era cresciuto insieme a loro e quel gravoso compito, che era sicuro di poter portare a termine non solo grazie alle proprie forze, ma al volere del Divino Marte, gli sembrava insormontabile per via dell'affetto che ancora lo legava ai propri fratelli. I ricordi del tempo passato insieme erano ora dolorosi. Pur non avendo legami di sangue, infatti, il loro rapporto basato sul cameratismo simile a quello che nell'antichità era vissuto dalle legioni dell'Esercito Romano, aveva ricoperto tutta la durata della loro vita fino ad allora. Marcus ricordava quei momenti con nostalgia, come quella volta in cui, ancora adolescenti, durante una prova speciale di allenamento organizzata dai loro padri maestri, avevano sconfitto in combattimento ben 81 dei migliori giocatori di tre squadre del calcio storico fiorentino, la disciplina sportiva che riecheggia il violentissimo gioco che in latino era chiamato "harpastum", praticato dagli antichi romani. All'improvviso la voce di suo padre Lucius interrompe i suoi pensieri .
«Marcus, ti ho osservato portare i tuoi colpi. L'esecuzione è perfetta, ma qualcosa turba il tuo spirito...»
«Padre, la mia via mi è pesante... i miei fratelli...»
Il maestro e padre lo interrompe bruscamente:
«Marcus, il tuo cuore è troppo sensibile. Il Divino pugno di Marte non conosce compassione e tentennamenti. Il tuo compito, in quanto successore della LEGIO X, è quello di distruggere gli avversari dell'Impero. Anche se il mondo intorno a noi è cambiato, ricorda, Roma è eterna! Ora, Marcus Giulio Cesare, ripetimi, qual è la tua via?"
Marcus si volta verso il Sacro Fuoco che arde poco lontano e con le fiamme che brillano nel suo sguardo risoluto parla con voce decisa:
«Il mio compito è decimare i traditori... io, sono PRETORIAN, successore della Sacra Scuola Imperiale del Divino Pugno di Marte!»


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