'O MUNACIELLO - Guardiani Italiani

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Nonna Fortuna ricordava sempre con nostalgia la sua infanzia nel cuore di Napoli ma, nei racconti che faceva al suo nipotino Nino, cercava sempre di trasmettere l'allegria dei colori e la fragranza dei sapori legati alla sua città. Nino, però, era attratto da una storia in particolare, l'unica dai tratti cupi, quella del Monaciello, ovvero ‘O Munaciello, com'è chiamato dai napoletani. Era il lontano 1933 e la piccola Fortunata Carretta, una bimba di otto anni affettuosamente chiamata "Fortuna", viveva a Spaccanapoli, una delle strade più suggestive e caratteristiche della città partenopea. Una notte, sentì dei rumori provenire dalla cucina e, pensando fosse già mattina e che sua madre le stesse preparando la colazione, scese dal letto per raggiungerla. Quello che vide, però, la terrificò al punto da non riuscire neppure a gridare: una figura china e coperta da un logoro saio da monaco la stava fissando da oltre il tavolo. Dopo un istante che sembrò durare un'eternità, le parlò come fosse in un sogno; Fortuna poteva sentire ciò che quella strana creatura le diceva senza percepirne la voce!
‘O Munaciello le disse che aveva scelto la sua casa come riparo, che durante il giorno si sarebbe rifugiato in soffitta e che per nessun motivo avrebbe mai dovuto rivelare a nessuno di averlo visto. Per ricambiarla del suo silenzio, ogni sera, prima di uscire nel cuore della notte, le avrebbe lasciato in dono delle monete. Fortuna fece esattamente come ‘O Munaciello le aveva detto e, da quel giorno, ogni sera, in una nuvola di denso fumo nero, lo spirito le compariva per ricompensarla. Fortuna, però, iniziò a chiedersi dove andasse di notte quella strana creatura e proprio quella stessa notte, come a rispondere alla sua domanda, di ritorno dalla sua uscita, l'inquietante spirito incappucciato la svegliò e le raccontò la sua storia. Le raccontò di essere nato centinaia di anni prima ed essere stato abbandonato in un convento di suore per via della sua deformità. Nonostante le religiose avessero chiesto una grazia per lui, le sue condizioni di salute non mutarono e, per coprire le sue deformità, lo vestivano con un saio da monaco. Egli, infatti, suscitava disgusto e sospetto nelle persone che iniziarono a insultarlo e a scacciarlo, pensando portasse sfortuna. Gli vennero attribuiti ogni sorta di avvenimenti sfavorevoli e gli assalti anche fisici alla sua persona peggiorarono fino a giungere, un giorno, alla sua morte... fu assassinato per via del suo aspetto! Fortuna provò pena per lui, ma ancora non capiva perché uscisse in piena notte.‘O Munaciello rispose subito a quell'interrogativo... per vendetta! Il ragazzo assassinato, infatti, giurò vendetta contro tutta la città e le persone che vi abitavano. Il suo odio era tale che, tornato dalla morte come spirito persecutore, ogni notte creava disordini e sciagure contro chi gli capitava a tiro.
Fortuna, pur comprendendolo, non approvava il suo comportamento e escogitò un piano per far sì che da quel momento in poi lo spirito compisse solo buone azioni. Di giorno, quando questi non poteva ascoltare i suoi pensieri capendo le sue intenzioni e abbandonava il suo saio da monaco diventando intangibile, Fortuna salì in soffitta senza timore. Prese il saio e iniziò a ricamarvi sopra un simbolo, Il corno portafortuna detto "curniciello". Al calar del sole, 'O Munaciello, ripresa forma nel suo saio, immediatamente si rese conto di essere sotto l'influsso benefico di quel simbolo apotropaico tanto caro ai napoletani.
Fu così che ‘O Munaciello si ritrovò a diventare un Guardiano di quella città dei misteri che è Napoli, costretto da un simbolo scaramantico a essere uno spirito portafortuna che ogni notte protegge gli abitanti della città. Ben presto, lo spirito comprese il gesto di Fortuna. Non vide più quella bambina che lo aveva costretto a opere di bene, ma sapeva che era diventata grande e che aveva avuto figli e nipoti a cui aveva raccontato la sua storia. E ancora oggi che Fortuna non c'è più, ‘O Munaciello ripensando a lei prova solo gratitudine per avergli dato l'opportunità di salvare la propria anima.
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