EXCALIBUR GHOST - Guardiani Italiani

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PERSONAGGI > I GUARDIANI

Aladár Miles è cresciuto nella piccola città di Glastonbury, nel Somerset, in Inghilterra, cittadina celebre soprattutto per l'omonima abbazia e per le numerose leggende e i tanti miti associati a essa. I suoi genitori sono entrambi studiosi di letteratura medievale e, in particolare, esperti di leggende sui celti e la storia mitologica delle isole britanniche e della Bretagna, soprattutto, quelle riguardanti il ciclo arturiano.
Henry Miles, suo padre, e Anna Mezei, sua madre, si sono conosciuti proprio ai piedi della Torre di San Michele, nel complesso di Glastonbury Tor. Henry stava scattando delle nuove fotografie per conto del National Trust, l'organizzazione per cui lavorava, e, accidentalmente, finì per scontrarsi con Anna, originaria di Budapest, che si trovava lì in vacanza. Quando, ogni tanto, i suoi ricordano quel fortunato “scontro”, Aladár non può fare a meno di pensare che il loro primo incontro sembra essere stato determinato dal destino. I due, infatti, dopo l'innocuo incidente, si erano scoperti appassionati della medesima materia e avevano subito incominciato a frequentarsi.
In un ambiente familiare così particolare, immerso nell'atmosfera medievale e epica dei miti e delle leggende bretoni che aveva ascoltato fin dalla tenera età, nonché dal fatto di vivere in una piccola città associata alla leggendaria Avalon, Aladár si chiedeva spesso come sarebbe stato essere un cavaliere della Tavola Rotonda o, ancora meglio, proprio il leggendario condottiero britannico, Re Artù! Ma non si limitava certo solo a fantasticare su quel mondo fatto si spada e magia. Il giovane, infatti, amava anche l'avventura e, in particolare, lo sport. Ne aveva provati di diversi, ma, su tutti, amava andare sullo skateboard e, tempo e impegni scolastici permettendo, quasi ogni giorno si allenava allo skatepark non lontano da casa, provando il "360 inward double heelflip" che non riusciva mai a chiudere.
La notizia del trasferimento in Italia giunse quindi letteralmente a ciel sereno!
Era ormai da qualche anno che i suoi genitori parlavano di un viaggio in Italia, in Toscana, dove si trova un reperto più unico che raro, l'unica vera spada nella roccia esistente al mondo! Henry e Anna, infatti, ossessionati dalla mitica spada di Re Artù, la leggendaria Excalibur, volevano approfondire le loro ricerche su di essa e da tempo stavano pianificando una lunga vacanza in Italia per conoscere e studiare quel reperto più unico che raro. Cercando più informazioni possibili su internet, però, si erano resi conto che il materiale e i siti da visitare erano tanti e poche settimane non sarebbero bastate. Avendo l'avventura nel sangue, specie sua madre, che dall'Ungheria si era trasferita in Inghilterra seguendo la sua passione, alla fine avevano deciso di trasferirsi direttamente in Toscana per un periodo piuttosto lungo.
«Un cambio d'aria fa sempre bene» gli avevano detto, e, a quelle parole, Aladár era rimasto allibito. Non riusciva a capacitarsi di come i suoi genitori riuscissero così facilmente a prendere decisioni drastiche pianificando il tutto dall'oggi al domani. La cosa, da una parte lo infastidiva perché i suoi non si erano consultati con lui e ci sarebbero stati solo disagi da affrontare, dovendo cambiare scuola e fare nuove amicizie, non contando il cambiamento drastico di finire a vivere in un'altra nazione! D'altra parte, il loro entusiasmo lo metteva in imbarazzo perché, da adolescente, voleva dare l'idea ai suoi di avere anche lui il coraggio di lanciarsi in quell'avventura e quindi aveva deciso di non apparire decisamente contrario a quel nuovo progetto di vita.
Mentre l'aereo atterrava all'aeroporto di Grosseto, Aladár pensava che sarebbe stato meglio confessare ai suoi che tutta la faccenda di trasferirsi in Italia in verità lo terrorizzava. Guardando attraverso il finestrino dell'aereo, però, il giovane provava un senso di curiosità misto a euforia. Cosa sarebbe successo ora? Come sarebbe cambiata la sua vita? Si sarebbe messo insieme a una bella ragazza italiana?

Niente… dopo 3 anni in Italia, più precisamente a Siena, dove abita, ad Aladár non è ancora successo niente di così eclatante! Tutto sommato, però, l’Italia non è così male e anche lui condivide il pensiero di sua madre che considera la Toscana come «un meraviglioso dipinto medievale, una terra magica tutta da scoprire». E poi, pratica ancora il suo amato sport nel non troppo lontano Jungleside Skatepark a Chianciano Terme. Anzi, è riuscito a legare con altri ragazzi del gruppo di skater che frequenta e ha anche conosciuto Ginevra, un’intraprendente ragazza che gli piace molto.
I suoi genitori, naturalmente, si sono subito adattati e sistemati con il lavoro; suo padre insegna all'università, mentre sua madre fa la traduttrice per una casa editrice che pubblica romanzi storici di autori inglesi. La loro passione per i miti arturiani è più viva che mai, tanto che hanno già visitato più e più volte l’abbazia di San Galgano e l'Eremo di Montesiepi, dove è custodita la famosa spada nella roccia, il motivo per cui ora il giovane Aladár vive in Italia e che sembra essere veramente stata la spada del santo che diede il nome all’abbazia cistercense.
I suoi, spinti dal desiderio di scoprire il più possibile sul reperto in questione, si erano dati molto da fare. In base agli studi e rilevamenti effettuati nei siti collegati al santo, avevano oramai da tempo consolidata una propria teoria, convincendosi che in Italia, le storie di Artù, godevano già di notevole popolarità almeno venti anni prima della nascita di San Galgano. Tuttavia, erano anche sempre più convinti che proprio San Galgano aveva poi finito per ispirare il particolare più importante della storia del ciclo arturiano, la spada nella roccia, ovvero Excalibur!
E così, almeno una volta ogni due mesi, Anna e Henry si recano nei luoghi di Galgano, ma non sempre il figlio li segue. Questa volta, però, visto che l'uscita con il suo gruppo di skater è saltata, pur di non passare il sabato in casa da solo, Aladár decide di accompagnarli, portandosi comunque dietro il suo amato skateboard. Per essere sabato, il luogo è stranamente deserto e, per la prima volta, il ragazzo riesce a vederlo in una luce diversa, misteriosamente affascinante. Nonostante ci fosse già stato un sacco di volte, adesso si sentiva stranamente attratto da quel luogo e ne apprezzava l'atmosfera sacra che vi si respirava.
I genitori decidono di saltare il giro alla chiesa e, visto che è già un po' tardi, di affrettarsi all'eremo non molto distante, intenzionati a cercare altri particolari relativi alla spada incastonata nella roccia. Aladár non ha voglia di scarpinare fin su all'eremo e decide di rimanere a visitare la chiesa. Dopo che i suoi si sono incamminati, approfittando del fatto che il luogo è completamente deserto, si dedica a fare qualche esercizio con lo skateboard sull'asfalto. Qualcosa, però, attira la sua attenzione verso l'abbazia. Una luce diffusa, simile a quella notata al suo arrivo. Decide di entrare. Neppure lui sa contare tutte le volte che ha attraversato quella lunga navata centrale, ma ora che non c'è nessuno, riesce a godere appieno della sua magia. In particolare, l'interno della chiesa, presentandosi privo della copertura e del pavimento, sostituito da terra battuta, ora che è primavera, grazie alla luce del sole che lo inonda, si trasforma in un manto erboso lucente che rende tutto più surreale. Il giovane rimane colpito anche dal silenzio, interrotto solo dal fruscio del vento che fa da sfondo al suo incedere nella navata. Poi, Aladár si ferma di fronte all'altare, rozzamente assemblato con capitelli e pezzi di marmo, ma che incarna un fascino divino nel suo essere unico arredo del tempio.
D'improvviso, il giovane si vede disteso, di fronte all'altare, mentre la sua anima sta ascendendo verso il cielo, oltre il limite più alto delle mura dell'abbazia. Dopo aver percepito distintamente l'allontanarsi dal suo corpo inerme, che vede diventare sempre più lontano, inizia a sentire una voce che gli parla, come in un sogno, ma non riesce a distinguere le parole.
All'improvviso Aladár riapre gli occhi e torna a mettersi in piedi. Cosa è successo? L'ultima immagine che ricorda è quella della chiesa vista dall'alto, con l'inconfondibile pianta a croce latina. Può essere stato solo un sogno? Deve essere svenuto, ma come è stato possibile?
Poi, come spesso accade quando ci si sveglia, i particolari del sogno gli tornarono alla mente. C'era una voce ed era... sì, San Galgano gli aveva parlato! Ora lo ricorda bene! Il Santo gli aveva raccontato la sua vita, un racconto che partiva da prima della sua nascita avvenuta nel XII secolo. I suoi genitori avevano per lungo tempo atteso l'arrivo di un figlio, tanto da recarsi in pellegrinaggio verso il santuario di San Michele Arcangelo a Monte Sant'Angelo, nel Gargano, in Puglia, da cui si ispirarono per il nome deciso per il figlio. L'Arcangelo Michele apparve alla madre in preghiera e la sua luce le illuminò il ventre. Fu in quel momento che la madre comprese che il miracolo in cui lei e il suo amato avevano tanto sperato, si sarebbe compiuto. Un Cavaliere Templare che assistette al prodigio, si sentì spinto a donare ai futuri genitori una spada portata dalla Città Santa, assieme a un'altra importante reliquia divina, destinata a essere custodita nella regione in un tempio di prossima costruzione. La spada in questione, forgiata dai discendenti del popolo dei Calibri con un metallo indistruttibile, era stata successivamente consacrata proprio a San Michele Arcangelo e questi donò all’arma particolari poteri.
Quando Galgano nacque fu motivo di orgoglio per i suoi genitori e, crescendo, il giovane si incamminò nel percorso per divenire un cavaliere al servizio di Dio. Tuttavia, pur essendo figlio di una famiglia molto religiosa e di preghiera, Galgano ebbe comunque gioventù improntata al disordine e alla lussuria. La sua spada, che nei primi anni di battaglie si era dimostrata arma divina, perdeva progressivamente i poteri man mano che il cavaliere che la brandiva perdeva la via del destino tracciata dall'Onnipotente per lui. Resosi conto che la sua vita era ormai sprofondata nella disapprovazione divina, Galgano decise con fermezza di abbandonare la via della spada e dopo averla conficcata in una roccia situata su un monte, di fronte all'elsa che ora formava una croce, pregò intensamente. Dio gli concesse così il perdono e l'Arcangelo Michele gli comparve in sogno dandogli un nuovo compito; nato per essere un guerriero, sarebbe divenuto un Santo Guardiano, custode della Spada di Dio, finché non avesse trovato un degno successore.
A quel punto del racconto, Aladár aveva compreso subito dove voleva arrivare il Santo che gli stava di fronte in quel sogno mistico. Il giovane aveva fatto di tutto per spiegargli che non era un cavaliere e che non aveva le capacità per diventarlo. Soprattutto, aveva tentato di spiegargli che l'oggetto che gli aveva visto usare non era una moderna cavalcatura, ma un semplice skateboard! Il Santo, però, non volle sentir ragioni e dopo averlo avvertito che avrebbe dovuto mantenere il segreto sul potere che stava per donargli, proseguì con la cerimonia di investitura a cavaliere.
Le ultime parole di Galgano ancora riecheggiano nella sua testa : «Non è il metallo che brandirai come arma, bensì lo spirito della Spada Divina!».

Si è rannuvolato e il cielo promette pioggia. Aladár si tira su il cappuccio della felpa calandolo sul viso, quella felpa che tanto gli piace e che ha comprato proprio perché il cappuccio sembra l'elmo di un cavaliere! Solo ora Aladár capisce quanto l'idea di essere un cavaliere lo ha accompagnato fin dalla tenera età e quanto, per via dei suoi genitori e dei luoghi in cui aveva vissuto, è sempre stato in contatto con una realtà fatta di miti cavallereschi. Forse San Galgano non aveva tutti i torti... forse era davvero destinato a diventare un Cavaliere Guardiano. A quel punto decide di provare ad attivare il suo potere. La chiesa intorno è ancora deserta e, conoscendo i suoi genitori, ci avrebbero messo ancora un po' a tornare dall'eremo. Un istante dopo averlo desiderato, la Spada Divina appare stretta nella sua mano! La sola apparizione emana una luce spirituale di cui ne avverte la potenza. Nell'impugnarla la sente solida come una vera spada, sebbene non lo sia veramente. E’ lo spirito di una spada... lo spirito di Excalibur!
In quel momento, gli viene in mente come si sarebbe presentato quando sarebbe stato chiamato a combattere il male. Ora è un Cavaliere, il Cavaliere Guardiano del potere fantasma di Excalibur, lui è... EXCALIBUR GHOST!
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