DEVILBOY - Guardiani Italiani

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PERSONAGGI > I GUARDIANI

Don Lukas Santilli aveva appena finito di guarnire la torta. Come ogni 31 ottobre, a pochi minuti dallo scoccare della mezzanotte, era tutto pronto per il compleanno di Lucifer.
Il prete ancora ricorda con nostalgia la notte in cui quel figlio, che lui considerava un dono del cielo, era giunto nella sua vita con tutto l'amore che solo i figli di Dio possono contenere. Quella notte, quel 31 ottobre di 9 anni prima, quando il fragore di un fulmine lo svegliò in piena notte e sentì poi il pianto di un bambino, sebbene attutito dallo scrosciare della pioggia. Quando, seguendo il suono di quel pianto disperato arrivò all'interno della Chiesa rupestre di Pietracupa, il parroco si fece il segno della croce... nel buio della grotta, una creatura, completamente nuda, giaceva piangente sulla fredda pietra dell'altare. Quando i suoi occhi si abituarono al buio, si avvicinò , ma alla vista di quel corpo tremante il prete si immobilizzò di colpo. Quel bambino non aveva un aspetto normale: non presentava una rara deformità, ma qualcosa di molto sinistro. Il torace aveva una forma strana, con una sorta di bozzo innaturale, le piccole braccia avevano lievi escrescenze ossee e sulla testa, partendo dall'altezza degli occhi, erano presenti due protuberanze che sembravano un accenno di corna o palchi. Don Lukas capì subito di trovarsi di fronte a qualcosa che, forse, aveva a che fare con il maligno. Rendendosi conto di trovarsi di fronte a una manifestazione demoniaca, il religioso fece un passo indietro ma si fermò quando i suoi occhi incontrarono quelli del neonato. Qualcosa scattò nell'uomo di fede. Quegli occhi profondi che cercavano un contatto avevano l'amore della luce di Dio. Poteva un essere maligno avere quella luce divina negli occhi? Sentendosi spinto da un atto d'amore che superava anche le barriere imposte dal divino e dal demoniaco, allungò una mano verso quel corpicino tremante e questi, con un tenero movimento, gli afferrò il mignolo con la classica piccola ma forte presa dei bimbi.
Non era stato facile prendersi cura del piccolo nei primi anni. Aveva dovuto nasconderlo nei sotterranei della chiesa di Sant’Antonio Abate, dove svolge la sua missione di parroco, e le difficoltà non erano certo mancate. Il piccolo Lucifer, questo il nome con cui lo aveva battezzato, non era un bambino facile. Si dimostrò ben presto pestifero e chiassoso, ma questo era l'aspetto che più divertiva don Lukas, per il quale così dovevano essere i bambini, la gioia del dono della vita, la manifestazione terrena dell'amore di Dio.
Quando divenne un po' più grande iniziarono altri problemi. Il prete, dopo aver calcato il suo berretto rosso sulla testa del piccolo, nel tentativo di coprire le protuberanze ossee, permetteva a Lucifer di uscire a giocare nei campi durante la notte, con la promessa di nascondersi se avesse incrociato qualcuno. Ben presto, nel piccolo paese, si tornò a parlare del Mazzamauriello, o meglio 'U Mazz Mauriell', il folletto di diverse leggende molisane. Quando passeggiava per il paese e sentiva i racconti del terribile folletto che le signore anziane, giurando di averlo visto, si scambiavano sedute sugli usci delle case in pietra, il sacerdote a stento si tratteneva dallo scoppiare a ridere. C'era chi giurava di averlo visto correre sui tetti e alcune massaie si lamentavano dei panni lasciati fuori ad asciugare e poi spariti. Il piccolo Lucifer, però, era bravo a non farsi scorgere e quindi, a parte qualche piccolo disastro, gli anni della gioventù passarono senza troppi grattacapi per il parroco.
Ma poi arrivò l'adolescenza...
Lucifer cresceva più velocemente di un normale bambino e, a sei anni dalla sua comparsa, già iniziava a mostrare i segni della pubertà. La sua voce era diventata più profonda, molto più profonda, e le dimensioni, la forma e la statura ebbero un considerevole cambiamento, come anche la crescita dei peli... tanti peli! Don Lukas aveva anche notato che gli elementi che più contraddistinguevano la sua natura demoniaca iniziavano a svilupparsi in maniera preoccupante. Non solo le escrescenze ossee sugli avambracci, ma soprattutto i palchi sulla testa iniziarono a crescere così tanto da coprirgli completamente gli occhi, anche se ciò non sembrava privarlo del senso della vista. Era indubbio che l'aspetto del figlio iniziava a sovrapporsi alle figure che da secoli riempivano i racconti legati ai miti e le leggende che parlavano di divinità cornute come quelle celtiche o greco-romane, come Pan e Dioniso, probabili prototipi della figura del Diavolo del cristianesimo. Ma le sorprese non erano finite...
Quando il ragazzo compì il settimo anno, sempre durante la notte del 31 ottobre, don Lukas venne svegliato di soprassalto dalle sue urla di dolore. Sceso nel sotterraneo della chiesa in cui il ragazzo era nascosto, il prete fu assalito dall'orrore. Lucifer era a terra, inginocchiato in una pozza del suo stesso sangue e il suo corpo aveva subito una spaventosa mutazione. Ora il ragazzo possedeva delle ali, simili a quelle dei racconti di demoni alati e, cosa ancora più spaventosa, un demoniaco volto digrignante ora stazionava sul suo petto. Il volto sembrava possedere una sua autonomia, ma dalla sua bocca non proferivano parole, bensì solo una lugubre risata. Per la seconda volta nella sua vita, nella ricorrenza dell’arrivo del figlio anni prima, il sacerdote si fece di nuovo il segno della croce.
Don Lukas, da quella terribile notte, fece numerose ricerche per comprendere la natura del figlio adottivo. Aveva notato che il volto gigante sul petto di Lucifer, a cui ormai si era abituato, ricordava moltissimo la maschera del diavolo di Tufara, l'arcaica maschera che, l’ultimo giorno di Carnevale, si palesa tra i vicoli di pietra del paese con corse, salti, danze e movimenti sfrenati. Il carnevale di Tufara, la cui origine si perde nella notte dei tempi, poteva in qualche modo essere stato ispirato da reali figure demoniache di un lontano passato? Potevano esserci stati altri esseri in passato che, proprio come Lucifer, erano comparsi in quei luoghi? Il sacerdote ne era ormai sicuro, ma un particolare più di tutti lo inquietava. Proprio al centro della protuberanza ossea sulla testa del ragazzo demone, in un incavo formato da una depressione dalla forma tonda, si era formata una stella a 8 punte. Il padre sapeva bene che quello era un simbolo esoterico occulto, usato anche dai Massoni, per i quali rappresenta Satana, che loro chiamano Lucifero. L'uomo di fede aveva anche notato che proprio sulla bandiera della sua regione, il Molise, colma di questi miti e leggende derivanti dalla figura della divinità cornuta, è presente una stella dalla medesima forma. Poteva quindi essere che, nell'antichità, per qualche motivo, queste figure intrecciarono la loro presenza nei riti propiziatori in una realtà contadina e agreste la cui sopravvivenza girava intorno ai raccolti? Il religioso era arrivato alla conclusione che il significato di queste figure si perde nella notte dei tempi e nessuno le conosce veramente. Forse rappresentano proprio il padrone degli inferi richiamato sulla terra da primitivi riti pagani, oppure, come sperava e come si era sempre più convinto dalla natura benevola di quel suo figlio adottivo, il male nasce sempre dove l'amore non basta... se Lucifer era, come pensava, non solo una benedizione divina che gli aveva donato la possibilità di essere un padre, ma anche la prova che non è la natura da cui proveniamo a decidere se saremo angeli o demoni, allora proprio lui, proprio quel ragazzo diavolo avrebbe fatto la differenza portando luce e amore nel mondo.
Don Lukas posa la torta con le 9 candeline di fronte al ragazzo che con un solo battito di ali le spegne tutte.
«Hai espresso un desiderio, Lucifer?»
«Sì, papà!»
«Bene... allora, buon compleanno, DEVILBOY!»

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